Cosa è un blog e 7 buoni motivi per non aprilo

Cosa è un blog

Blog di Riccardo EspositoQuesto articolo è adatto anche a chi ha un blog e pensa di saperlo usare. Non vogliamo tentare minimamente di competere con l’articolo di Riccardo Esposito (nostro docente) primo su Google con la query Cosa è un blog, siamo più intenzionati a farvi capire molto brevemente l’importanza di questo strumento. Partiamo da un concetto semplice. Se avete un ristorante, un B&B, una cartoleria, una bottega artigianale, un’attività di grafica, un’agenzia immobiliare, un’industria agroalimentare, qualunque attività svolgiate voi DOVETE avere un sito e dei profili Social (e un profilo Google My Business). Fin qui dovrebbe essere abbastanza chiaro per tutti, no?

A prescindere dal vostro lavoro, potreste avere la passione per la cucina, per la fotografia, per le conchiglie, per le nuvole, per i viaggi, per la botanica, qualunque cosa, e potreste essere anche abbastanza competenti e bravi a descrivere la vostra passione. Il blog, in entrambi i casi, vi permette di raccontare qualcosa in più del sito “statico”. I siti aziendali hanno pagine in cui sono esposti valori, servizi, team, mission, contatti. La sezione blog permette al sito di ospitare un’esplosione di contenuti extra.

In un certo senso è come se il sito fosse il nostro negozio/bottega a piano terra, e ai piani superiori, potenzialmente infiniti, abbiamo un museo esperienziale, una visita guidata, un percorso sensoriale, un percorso degustativo, la terrazza panoramica, la sala d’ascolto, eccetera. Il blogger che ha aperto un blog personale (ma anche quello aziendale) per raccontare la propria passione, molto spesso soffre per carenza di accessi e si arena. Alcuni (a Palermo ce n’è parecchi) rinunciano, altri ricorrono a bot su Instagram e Facebook (follower e like finti) per dimostrare che hanno seguito.

Ho sentito dire da professionisti di aziende palermitane frasi del tipo

«Se avessi il tempo di dedicarmi al mio blog, lascerei questo lavoro, perché col blog potrei camparci!»

Se avete davvero talento e siete certi di ciò che dite, perché non lo fate? Risposta: perché non ne siete sicuri! Il blogging richiede molte doti. Ne abbiamo identificate sette. Se non le possedete, lasciate stare. Vale anche per le aziende. Nel vostro sito avete integrato un blog? L’ultimo articolo lo avete pubblicato nel 2016… chiudetelo! Non a caso abbiamo scelto un frame di Seven, mitico film anni 90 in cui il detective (Morgan Freeman) e un giovane aiutante (Brad Pitt) indagano su un serial killer fissato con i 7 peccati capitali. Non è una minaccia, attenzione, ma vogliamo trasmettervi la gravità del non rispettare queste 7 regole.

1. Costanza nel pubblicare articoli

Se non siete costanti e se siete impazienti di ottenere risultati subito, abbandonate questa strada. Un blog ha bisogno di almeno un anno per iniziare a portare risultati. Per riprendere un vecchio claim pubblicitario, un blog è per sempre. Per entrare in quest’ottica, chiedetevi: se aprite un blog oggi, siete sicuri che tra 15 anni sarete ancora lì a scrivere?

2. Ordine e metodo nel creare un calendario

Se non avete mai creato un calendario e pubblicate ad minchiam, insomma dove vi porta il cuore, allora vi facciamo tanti auguri, ma ben presto uscirete fuori strada. Questo secondo punto è strettamente legato al primo. Avere un calendario vi permette di essere costanti e di avere una logica e di avere abbastanza contenuti pronti senza essere costretti a tappare buchi.

3. Identità e coerenza

Ipotesi: un utente legge un vostro articolo sapendo che siete voi (azienda o blogger). Tra un mese lo stesso utente legge un vostro articolo non firmato. Vi riconoscerebbe? Il cosiddetto Tone of Voice è strettamente legato alla brand identity, alla vostra identità, che sia un’immagine personale o aziendale. Far sentire il sudore narrando le vostre gesta non basta 😉

4. Conoscenza dello strumento

Blog impostati male, font illeggibili, pagine che non caricano. La maggior parte di blog, siamo schietti, sono ciofeche, dal punto di vista contenutistico e strutturale. Anche se si tratta di un blog aperto per passione (anzi a maggior ragione!) è FONDAMENTALE avere una strategia

5. Stupire e deliziare

Scrivete solo articoli? Che du’ palle… scusate! Ogni tanto dovreste fare qualcosina in più: video, foto, Instagram Stories, arte, eventi, mostre, formazione, incontri, etc… Il blog si nutre molto di socializzazione fisica e social network. Ogni tanto potete regalare un pdf con dentro qualche ricetta segreta: che siate cuochi o architetti, c’è sempre qualche segreto utile da condividere.

6. Leggere tanto

Questo dovrebbe essere il primo punto. Leggere (libri, riviste, blog, istruzioni di oggetti, posologie, cataloghi, qualunque cosa) è una fonte di ispirazione, vi mantiene allenati e vi permette di fare citazioni utili. Oltre che per una questione lessicale, la nostra scrittura ha sempre bisogno di ispirazione, sinuosità, tridimensionalità. Non dovete parlare della vostra stanchezza ma dovete far sentire la puzza del sudore, per dirla con un Tone of Voice alla Belushi.

7. Umiltà

Non insegnate, provate a condividere. Abbiamo contattato su LinkedIn diversi blogger/copywriter locali per promuovere questo corso, hanno risposto «Se mi chiamate come docente, vengo» oppure «non sono interessato, troppo basico». Giornalisti che non hanno proprio risposto 🙁 sanno già tutto! Gli stessi poi si recano a corsi a Milano, Verona, Rimini, Roma, con gli stessi docenti 4 DATE, perché lì fa figo.

In merito all’ultimo punto, vi lasciamo con questo screenshot: Giovanni Cerminara è stato nostro docente durante l’ultimo evento Hospitality 4 DATE. Il corso a cui sta partecipando è di Gianpaolo Lorusso, altro docente dello stesso Hospitality 4 DATE. Toh… guarda… un docente che va a lezione da un docente… che stranezza :O

Giovanni Cerminara

Noi del team 4 DATE un po’ ne mastichiamo di blogging, da una decina d’anni, ma sinceramente non vediamo l’ora di ascoltare e imparare dai nostri docenti.

Un ultimo consiglio: se siete un’azienda e vi contatta una rivista o un blog o un influencer per vendervi un articolo, post sui social, e tantissima visibilità, mostrandovi i loro profili social zeppi di follower, controllate i loro accessi reali al blog con Similar Web, c’è anche una sezione carina che mostra le keyword con cui ricevono più accessi, e poi su Instagram cliccate sui like che ricevono e controllate chi sono questi follower: se sono per lo più tunisini, filippini, americani e profili palesemente vuoti, allora siete davanti a un furbo che ha comprato like e follower finti.

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